Sindrome post-traumatica cervicale

Colpo di frusta

Siamo in tanti ad essere stati coinvolti una o più volte in piccoli o grandi incidenti stradali. Si pensa di essersi salvati con i soli danni materiali alla vettura, ma poi, dopo qualche giorno, settimana o addirittura anni più tardi, quando non si pensa più all’accaduto, vengono alla luce le vere conseguenze del trauma subìto: rigidità e dolori alla colonna cervicale, mal di testa, giramenti, annebbiamento della vista, nausea e vomito; disturbi brachiali, formicolii o insensibilità alle mani e dita, paresi.

Come funziona il meccanismo del colpo di frusta? Le prove di sicurezza dell' “air-bag” nelle autovetture dimostrano come la testa viene catapultata all’impatto automobilistico in avanti, battendo il parabrezza, per poi essere rigettati indietro verso lo schienale. Per attutire l’impatto indietro nella collisione è stato inventato l’appoggiatesta. Siccome questi movimenti del collo in avanti e indietro sono analoghi al movimento di una frusta, il fenomeno è stato chiamato il “colpo di frusta”. A seconda della posizione e della direzione della testa al momento dell’impatto, il danno che si verifica alla colonna cervicale è più o meno grave. Sono i legamenti che avvolgono e proteggono la colonna vertebrale e i dischi intervertebrali che subiscono lesioni. Con questi colpi a seguito di un incidente i legamenti vengono stirati, allungati, strappati e lesionati e solo raramente si fratturano le piccole articolazioni cervicali o i corpi vertebrali in incidenti leggeri. Un colpo di frusta si subisce anche nello sport: nel calcio, nell' hockey o in occasione di cadute con gli sci, dalla bicicletta, da cavallo o dopo semplici scivolamenti. 

Chi avverte dolori alla nuca o dei sintomi che potrebbero derivare dalla colonna cervicale, dovrebbe chiedersi se ha subìto incidenti o cadute con trauma al capo rispettivamente alla colonna cervicale. In caso affermativo consiglierei di fare una visita diagnostica chiropratica del tratto cervicale. Questa comprende l’esame della mobilità cervicale, la palpazione statica e dinamica del tratto cervicale ed i riflessi neurologici. Le radiografie del tratto cervicale sono nel maggior numero dei casi sufficienti per fornire le informazioni sullo stato osseo. In certi casi sarà necessaria una risonanza magnetica per visualizzare i tessuti molli, cioè i muscoli, legamenti, dischi intervertebrali ed il midollo spinale. Altri casi hanno bisogno di un esame eco-doppler dei vasi sanguigni del collo, per escludere eventuali complicanze vascolari. 

Come cura alternativa agli antiinfiammatori e antireumatici si presta il trattamento chiropratico. Consiste, nella fase acuta, nell’immobilizzazione con collare per qualche giorno e, nella fase di ricupero, in mobilizzazioni e manipolazioni vertebrali chiropratiche. Le cure ausiliarie sono scelte secondo la sintomatologia attuale del paziente. Comprendono impacchi freddi di ghiaccio o argilla antiflogistica, crioterapia ad aria surgelata (-35°C), elettroterapia miorilassante, Guasa-terapia (drenaggio muscolare cinese), trazioni intermittenti cervicali. La ginnastica riabilitativa viene aggiunta verso la fine della cura e per la prevenzione di recidive.

 

Info: giorgiobetge@yahoo.com

Tel: 091 970 32 32

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